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	<title>Carmignano&#187; Borghi</title>
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		<title>Borgo di Bacchereto</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 14:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il piccolo borgo sorge sulle pendici orientali del Montalbano. In un atto del 1138 il presbiter Ildebrandus de bachereto compare tra i testimoni dell’atto con cui vengono donati al vescovo di Pistoia i diritti sul castello di Bacchereto: si tratta del primo documento che testimonia la presenza di una chiesa nella zona. Alla metà del...<a title="Borgo di Bacchereto" href="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/emergenze-storico-artistiche/arte-e-cultura/borghi/2664"><br /><span style="font-size:.86em;">Continua / More &#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><span style="color: #000000;">Il piccolo borgo so</span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/wp-content/gallery/Bacchereto_Veduta_del_paese_6_th.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2667" title="Bacchereto veduta del paese" src="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/wp-content/gallery/Bacchereto_Veduta_del_paese_6_th.jpg" alt="Bacchereto veduta del paese" width="220" height="177" /></a></span><span style="color: #000000;">rge sulle pendici orientali del Montalbano. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">In un atto del 1138 il </span><span style="color: #000000;"><em>presbiter Ildebrandus de bachereto </em></span><span style="color: #000000;">compare tra i testimoni dell’atto con cui vengono donati al vescovo di Pistoia i diritti sul castello di Bacchereto: si tratta del primo documento che testimonia la presenza di una chiesa nella zona. Alla metà </span><span style="color: #000000;">del </span><span style="color: #000000;"> Duecento il comune rurale di Bacchereto comprendeva le frazioni e le rispettive chiese di San Giusto in Montalbano e di San Biagio a Fusciano ed il  nucleo del castello con la chiesa di Santa Maria.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La pieve era di patronato popolare: la nomina del rettore spettava alla gente, ma sottostava all’assenso del vescovo di Pistoia. E’ menzionata in una bolla del 1219 di Onorio III ma manca in quella precedente, del 1133, di Innocenzo III. In un documento del </span><span style="color: #000000;">XIV sec. il borgo è descritto con queste parole: </span><span style="color: #000000;"><em>castrum cum muris, merli set aliis muris circumcirca .</em></span><span style="color: #000000;">Nel </span><span style="color: #000000;"><em>Liber Focorum </em></span><span style="color: #000000;">del distretto di Pistoia il comunello diviso per cappelle conta 193 fochi (nuclei familiari) di cui </span><span style="color: #000000;"><em>9 nobiles</em></span><span style="color: #000000;">, </span><span style="color: #000000;"><em>30 pauperes </em></span><span style="color: #000000;">e </span><span style="color: #000000;"><em>5 nihil habet</em></span><span style="color: #000000;">.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Conteso tra Pistoia e Firenze fu aggregato al contado fiorentino assieme ad Artimino e Carmi</span><span style="color: #000000;">gnano nel 1329.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fra Quattro e Cinquecento nel borgo era fiorente l’industria della ceramica: ed erano attive ben sei fornaci, una delle quali tutt’ora presente. Purtroppo, non abbiamo quasi nessuna notizia sugli artigiani che vi lavoravano, a parte scarse informazioni provenienti dall&#8217;Archivio di Stato di Firenze. Qualcosa di più sappiamo sui motivi decorativi adottati che cambiavano adeguandosi agli stili delle epoche, rifacendosi a quelli fiorentini o di Montelupo. La fioritura della ceramica in una zona esclusa dalla principali vie di comunicazioni si deve, forse alla presenza dei monaci della vicina abbazia di San Giusto, che, favoriti anche dalla composizione pa</span><span style="color: #000000;">rticolarmente adatta del terreno, avevano introdotto gli artigiani del luogo all&#8217;arte della ceramica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La pieve di Santa </span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/wp-content/gallery/Bacchereto_Chiesa-di-Santa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2669" title="Bacchereto pieve di Santa Maria" src="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/wp-content/gallery/Bacchereto_Chiesa-di-Santa.jpg" alt="Bacchereto pieve di Santa Maria" width="220" height="177" /></a></span><span style="color: #000000;">Maria Assunta, domina dall’alto il paese: una modesta facciata intonacata la unifica alla compagnia del Corpo di Cristo, realizzata nella prima meta’ dell’Ottocento. Dalla zona posteriore emerge la mole merlata del campanile. La veste classicheggiante degli interni si deve a interventi del 1835-40. I controsoffitti decorati si debbono al Valinani. Nella contigua Compagnia è presente, una bella tela con l&#8217;Istituzione dell&#8217;Eucarestia, copia antica del più noto quadro di Federico Barocci, conservato in Santa Maria sopra Minerva a Roma.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prima dell&#8217;abitato, una irta strada conduce a villa Banci, fattoria di Bacchereto, ristrutturata nel tardo &#8217;800, ma di formazione rinascimentale. La Villa-fattoria, che si articola su tre lati e si apre su un cortile, sul q</span><span style="color: #000000;">uale prospet</span><span style="color: #000000;">ta, al centro, un corpo tardo quattrocentesco; interessante  anc</span><span style="color: #000000;">he il prospetto verso la valle con loggetta angolare. Oltre il paese si raggiunge Casa Toia, solida costruzione tre-quattrocentesca, che secondo la tradizione era la casa di Lucia di Zoso, nonna materna di Leonardo Da Vinci dove il piccolo Leonardo era solito passare molto del suo tempo.</span></p>
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		<title>Borgo di Artimino</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 13:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pieve di Artimino compare in un diploma del 998 tra le proprietà confermate dall&#8217;imperatore Ottone III alla diocesi di Pistoia. La presenza di una chiesa battesimale testimonia in maniera certa e inequivocabile una presenza demica di non poco conto. Gli studi compiuti in queste terre nell&#8217;ultimo quarantennio e tuttora in corso hanno dimostrato come...<a title="Borgo di Artimino" href="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/emergenze-storico-artistiche/arte-e-cultura/borghi/364"><br /><span style="font-size:.86em;">Continua / More &#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pieve di Artimino compare in un diploma del 998 tra le proprietà confermate dall&#8217;imperatore Ottone III alla diocesi di Pistoia. La presenza di una chiesa battesimale testimonia in maniera certa e inequivocabile una presenza demica di non poco conto. Gli studi compiuti in queste terre nell&#8217;ultimo quarantennio e tuttora in corso hanno dimostrato come la frequentazione di queste terre sia assai più antica: tra il VIII &#8211; VII secolo a.C. Artimino fu scelta, infatti, come luogo d&#8217;insediamento dagli Etruschi che per primi ne conobbero e riconobbero la felice posizione: &#8220;<em>tra Signa e Capraja nella sommita d&#8217;un poggio che propagasi dal fianco meridionale del Monte Albano, bagnato a settentrione e a levante dal torrente Elsana, o Erzana, e dal fiume Ombrone, mentre a scirocco e a ostro l&#8217;Arno solca intorno alle sue pendici. Questo poggio presentasi sotto forma di un bastione all&#8217;ingresso superiore dello stretto (Arctus) della Gonfolina</em>&#8220;, (Repetti Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana.)</p>
<p><a href="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/wp-content/gallery/abitatoArtimino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-302" title="Abitato di Artimino" src="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/wp-content/gallery/abitatoArtimino-220x130.jpg" alt="Abitato Artimino" width="220" height="130" /></a></p>
<p>Postazione Romana prima &#8211; una moneta di Galata del 60 d.c. ritrovata sul territorio e alcuni toponimi d&#8217;origine latina avvallerebbero questa ipotesi &#8211; fu nei primi secoli dopo il Mille castello di frontiera del Comune di Pistoia ed a lunga causa di contesa tra questo e la Repubblica Fiorentina, che ambiva ad ottenere il prezioso avamposto, quasi chiave del Val d&#8217;Arno Inferiore, e ne ottenne se pur momentaneamente il dominio nel 1204. Nel 1219 passò di nuovo sotto il dominio Pistoiese, ma soltanto fino al 1225, anno in cui passò di nuovo sotto il dominio fiorentino.<br />
Il piccolo borgo rimurato e fortificato da Castruccio Castracani nel 1327 fu di nuovo teatro di una cruenta battaglia al termine della quale il borgo era di nuovo in mano fiorentina.</p>
<p><a href="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/wp-content/gallery/Artimino_Ingresso-del-paese-dalla-porta-turrita-680x1024.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-244" title="Porta Turrita ad Artimino" src="http://www.parcoarcheologicocarmignano.it/wp-content/gallery/Artimino_Ingresso-del-paese-dalla-porta-turrita-146x220.jpg" alt="Porta Turrita ad Artimino" width="146" height="220" /></a></p>
<p>Nell&#8217;accordo firmato tra Fiorentini e Pistoiesi si stabilisce che i castelli di Artimino, Carmignano, Castellina di Limite di Vitolino siano governati per metà da parte Guelfa e per metà da parte Ghibellina. Il distretto politico di Artimino riunito al contado fiorentino aggiunse allora sullo stemma della popolazione che recava un drago marino, il giglio fiorentino. Il lungo periodo di pace che seguì ebbe come conseguenza la decadenza del castello.<br />
Si narra che attorno al 1594 il Granduca Ferdinando I, recandosi a caccia nel suo Barco del Monte Albano, appena giunto sul poggio di Artimino abbia detto al suo architetto, il Buontalenti: &#8220;<em>Bernardo intorno a questo luogo appunto, ove tu mi vedi, io voglio un palazzo che sia sufficiente per me e per tutta la mia corte; or pensaci tu, e fa&#8217; presto</em>&#8220;.<br />
La Villa fu edificata in poco tempo tra il 1596 ed il 1600: detta la Ferdinanda dal nome del Granduca, o anche dei &#8220;cento camini&#8221; per via dei suoi numerosi comignoli di forme e fogge volutamente diversificate.<br />
Al di fuor del castello, prospiciente la Villa, sorge la Pieve di San Leonardo e Maria quella stessa che Ottone III citava nel suo diploma. Dedicata inizialmente solo alla Vergine fu ampliata agli inizi del XII secolo dalla Contessa Matilde. La dedicazione d&#8217;aggiunta a San Leonardo avvenne nel XVI sec.<br />
Artimino conta da sempre tra le sue ricchezze un prestigiosissimo vino che già i Medici inviavano, quale dono prestigioso, in giro per il mondo a notabili ed ambasciatori e che Francesco Redi in un suo ditirambo celebra così: &#8220;<em>Benedetto / quel Claretto / che si sprilla in Avignone, / questovasto Bellicone / io ne verso entro &#8216;l mio petto; ma di quel, che si puretto / si vendemmia in Artimino / votrincarne piu d&#8217;un tino / ed in si dolce e nobile lavacro / mentre il polmon / mio tutto s&#8217;abbevera, / Arianna, mio Nume, a te consacro / il tino, il fiasco, il botticin, la pevera &#8230;</em>&#8221;</p>
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