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Visita virtuale di Prato Rosello

Visita virtuale di Prato Rosello

La necropoli fu identificata come tale da Francesco Nicosia, allora giovane archeologo della Soprintendenza, durante gli ultimi mesi del 1966 a seguito di sistematiche ricognizioni topografiche effettuate sul territorio artiminese, che consentirono la precisa individuazione dei tumuli A e B, al momento ben protetti sotto una folta impenetrabile vegetazione.
Tre anni dopo l’area fu investita da un incendio di notevoli proporzioni, che – spazzando via la fitta macchia che mimetizzava i tumuli – mise in evidenza i resti di altre sepolture monumentali, rendendo improrogabile l’inizio delle indagini archeologiche, proseguite poi periodicamente fino ad oggi dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
Numerose sono le tombe almeno identificate – in buona parte già devastate ed erose nel corso dei secoli – alcune sottoposte ad indagini archeologiche con esiti particolarmente felici, oltre al recupero di porzioni di corredi relativi. Sono stati esplorati in ordine di tempo i tumuli C – A – B – X – W – Z.

Tumulo C

Appare costituito da una tomba a camera, cui si accede attraverso una ripida scala e un breve vestibolo. Le pareti della cella sono realizzate mediante grandi lastre di arenaria unite ad incastro, secondo una tecnica già attestata nella tomba dei Boschetti a Comeana e nel tumulo X di questa stessa necropoli.
L’elemento della parete destra, con probabilità rovinatosi durante le ultime fasi della costruzione è stato integrato mediante una struttura di lastre di arenaria disposte in filari orizzontali. Al centro, un ultimo monolite posto in verticale funge da pilastro di sostegno della copertura, suddividendo nello stesso tempo gli spazi interni.

I materiali del corredo ritrovati sono una serie di balsamari  di ceramica dipinta, vasi in bucchero, per lo più di forma aperta, e tra questi lo straordinario incensiere con iscrizione incisa in alfabeto etrusco settentrionale. Ultimo quarto VII sec. A.C.Mappa tumulo C - Prato Rosello

visita virtuale tumulo C – accesso riservato agli operatori del Museo Archeologico

Tumulo A

Il tumulo A presenta una conformazione emisferica assai evidente, analoga a quella della montagnola artificiale originaria, ed appare costituito da due grandi ambienti, separati al centro da un’area ove si possono ipoteticamente identificare due cellette. I due ambienti sono realizzati con tecniche costruttive diverse, utilizzando pietrami di piccola pezzatura per l’uno e lastre di grandi dimensioni per l’altro; in quest’ultimo sembra plausibile riconoscere la camera vera e propria.
Dall’area del tumulo proviene un’anfora con coperchio, riconducibile ad una sepoltura ad incinerazione databile tra la fine del VI secolo a.C. e gli inizi del secolo successivo, oltre ad un cratere ed una kylix attici a figure rosse.

Tumulo B

Questo tumulo, di notevoli dimensioni, è circoscritto da un tamburo circolare a basse lastre di arenaria disposte ordinatamente su filari orizzontali, sulla cui sommità aggetta l’ultima serie di elementi litici, con funzione di gronda (grundarium).

Il centro del tumulo è occupato da una tomba a camera a pianta rettangolare preceduta da un ampio corridoio di ingresso, cui si accede mediante una breve gradinata. La camera, con pareti a blocchi disposti su filari orizzontali, conserva al centro un pilastro rettangolare che divideva in due l’ambiente, costituendo nello stesso tempo un sostegno per il tetto a grandi lastre sovrapposte, in parte conservate in corrispondenza delle pareti lunghe (Metà del VII secolo a.C.).
L’area del tumulo fu occupata precedentemente da una tomba a grande “pozzo” delimitata sulla sommità da una struttura circolare a piccole lastre di arenaria, regolarizzate in corrispondenza della superficie interna e pertanto funzionali ad identificare lo spazio compreso entro tale anello, quale area di rispetto per la stessa sepoltura.

La costruzione del tumulo ha inglobato una tomba più antica, della fine dell’VIII inizi del VII sec. A.C. , a grande pozzo.

Sotto una serie di stratificazioni di pietrame che avevano sigillato la tomba fino ai giorni nostri, è stato identificato un cassone quadrangolare a lastre verticali, con pavimento costituito da un monolite e copertura formata da tre lastre poste in obliquo.

Tumulo X

Il tumulo X, indagato nel 1999, consta di una tomba a camera di piccole dimensioni, con pareti realizzate mediante grandi monoliti ben connessi tra loro con accurati incastri, presenti anche sulle due lastre poste ai lati della porta di ingresso. In corrispondenza della parte centrale della cella, un monolite piantato verticalmente doveva servire a sorreggere la copertura, oltre che a creare una spartizione interna. Il pavimento, composto da lastre di varia forma e di spessore disomogeneo, tiene evidentemente conto della parziale suddivisone della cella. Per quanto riguarda la parte anteriore del monumento – assai danneggiata dall’azione selvaggia dei violatori – sembra di poter distinguere una sorta di vestibolo, cui si doveva accedere mediante un tratto fortemente ripido (rampa di 6 gradini). Fra i materiali recuperati si ricordano un grande coltello di ferro e parte di un cinerario di impasto con ansa composta da un bastoncello fra volute introflesse, ispirata con probabilità a prototipi metallici della prima metà del VII secolo avanti Cristo.

Tumulo Z

Indagato tra il 1999 e il 2000. Il dromos (corridoio di ingresso) lungo e stretto, realizzato con blocchi piuttosto regolari di medie dimensioni, consente l’accesso alla camera sepolcrale, dalla quale appare diviso per mezzo di due elementi litici di piccole dimensioni, probabili resti dell’originale supporto architettonico della chiusura. La camera, a pianta rettangolare, è occupata da una massicciata larga e compatta.
La copertura doveva essere a lastre sovrapposte. Al crollo ordinato e composto delle lastre di copertura può essere attribuito il merito di aver preservato fino ad oggi una parte assai significativa del corredo funebre.
Fra i reperti si ricordano in particolare il cinerario di impasto, decorato in corrispondenza della spalla mediante sfingi impresse; vasi con copertura totale in stagno, che garantiva agli oggetti la lucentezza e la nobiltà dell’argento e alcuni unguentari. Seconda metà del VII sec. A. C.